Ep.11 Applausi e lampadari
In cui le luci si accendono sul palco e si spengono nei sotterranei
Bentornati!
Dopo una pausa di riflessione (e pigrizia strategica), Sagrin torna con la Stagione 2: Illusioni Italiane. Si riprende con una pubblicazione bi-settimanale, ogni lunedì alternato: prossime uscite 26 gennaio, 9 febbraio, e così via.
Se vi siete persi la prima stagione o volete rinfrescarvi la memoria:
In breve: Sagrin è un detective malinconico e vanitoso, la Duchessa è una medium (o presunta tale), Artemio il suo maggiordomo manipolatore, Padre Pellegrino un prete che ama le auto. Siamo a Torino, c’è sempre la nebbia e i morti non stanno mai fermi.
Questa stagione: Artemio mette in scena un’opera teatrale sui casi di Sagrin.
Ma qualcosa di più oscuro si muove dietro le quinte.
Buona lettura!
Artemio sedeva nell’ufficio del Direttore Rai.
Era stato convocato per parlare di Illusioni Italiane, il programma televisivo da lui ideato, che da alcuni mesi occupava la prima serata di Rai 1.
Artemio fremeva dall’anticipazione, e si figurava gli aggettivi che il Direttore avrebbe utilizzato per parlare del suo programma: pionieristico, rivoluzionario, geniale.
Il Direttore terminò la telefonata e si rivolse ad Artemio senza preamboli:
<<Artemio, benvenuto. Ci tengo a fare una premessa doverosa. La Rai è una grande casa e tutti noi siamo felici di averla accolta. Le abbiamo riservato un posto d’onore, la prima serata, nonostante non avesse dimestichezza con il mondo televisivo.
Ci piangerebbe quindi il cuore a doverle togliere queste attenzioni speciali.
Ma dopo le puntate sul Detective Sagrin gli ascolti sono scesi in picchiata.
Il suo programma si trova a contendere lo share con format da tv generalista, sciapi e privi di idee. Per queste ragioni ci troviamo addirittura a valutare se cancellare il programma prima che la situazione degeneri ulteriormente.
Le do 24 ore per pensare a come risolvere il problema, gli sponsor si stanno sfilando e gli slot pubblicitari li stiamo praticamente regalando, andremo presto in perdita.
È tutto, attendo sue.>>
Artemio si sentì attraversare da un brivido di orrore.
<<Ma io..>>
<<La saluto Artemio, si riguardi.>>
Tornato a casa Artemio sentì l’urgenza di scaricare l’adrenalina in eccesso facendo un po’ di sport.
Da qualche tempo aveva trasformato la cantina di casa in una palestra rudimentale: sacco da boxe, pesi, corda e lo stretto indispensabile per tenersi in forma.
Per circa un’ora si allenò con foga, secondo una routine prestabilita volta ad allenare tutti i muscoli del corpo.
Al termine, un bagno caldo.
L’acqua lambiva il corpo di Artemio, che cercava di ristabilire un senso di tranquillità dentro sé con una certa difficoltà.
A occhi socchiusi, usava le dita come una pinza per verificare che non ci fosse adipe in eccesso sul suo ventre.
Per il momento il suo corpo non dava segni di cedimento.
Al termine del bagno si specchiò, ispezionando l’attaccatura dei capelli in cerca di eventuali segnali di calvizie.
La sua mente scivolò su un’associazione improbabile: il testone pelato di Sagrin.
Il suo destino era legato a quell’uomo.
Quell’essere così grottesco era entrato a gamba tesa nella sua vita, e sembrava che non avesse intenzione di uscirne.
Dalla sceneggiata del furto in poi, sembrava impossibile scrollarselo di dosso.
Un’idea lo colpì come una bastonata in testa.
Prese il telefono.
<< Direttore buonasera, mi scusi per l’ora, spero di non disturbarla. Le telefono perché so cosa fare per salvare il programma. Mi dia due mesi per ribaltare tutto.
Ho in mente uno spettacolo che racconti i casi più misteriosi e complessi risolti dal Detective Sagrin. Uno sceneggiato teatrale con grandi scenografie e interpreti di primo livello, trasmesso in diretta nazionale.
La potenza immaginifica del teatro unita alla capillarità della tv.
A oggi non si è mai visto niente di così geniale e sperimentale, saremo dei pionieri dell’intrattenimento.
Ma per farlo, ho bisogno del Teatro Regio e della piena fiducia della RAI.
Due mesi, si fidi di me, farò una magia.>>
La sala del Teatro Regio era gremita di persone vestite con cura, che si spintonavano senza grandi complimenti per accaparrarsi i posti migliori.
La partecipazione in massa era determinata dalla sensazione di trovarsi di fronte a un evento unico, che sapeva molto di rivalsa sociale.
Il Regio aveva un’importanza che trascendeva la sua funzionalità: era il luogo che in passato aveva ospitato la Turandot, Il Barbiere di Siviglia, le più rilevanti rappresentazioni del mondo.
E il fatto che fosse ora accostato alla televisione, il brutto anatroccolo, suonava sacrilego e al contempo eccitante.
E con una perfetta simmetria, anche Artemio era un brutto anatroccolo, il pubblico lo sentiva come “uno di noi”.
Partito dal nulla, diventato un personaggio pubblico in uno schiocco di dita.
Pazienza che non fosse realmente partito dal basso, si poteva sorvolare sulla villa e il benessere in cui era cresciuto da bambino, dettagli triviali. Era l’uomo del popolo.
La platea era accerchiata da uno stuolo di telecamere professionali fissate su cavalletti ingombranti, mentre gli operatori si muovevano febbrilmente per preparare la registrazione.
La serata stava per cominciare, e la scommessa di Artemio appariva vinta in partenza.
Il maestoso lampadario che illuminava la sala iniziò a spegnersi gradualmente, fino a portare il buio totale.
Silenzio.
Il sipario si aprì rivelando una scenografia imponente, una Torino gotica, fumosa e misteriosa si presentò al pubblico.
In mezzo alla nebbia artificiale un uomo in piedi, sotto la Mole Antonelliana, appoggiato al cofano di un’auto color melanzana.
Baffi a manubrio, uniforme militare, sigaretta in bocca.
Alto, magro, capelli biondi pettinati all’indietro con la brillantina.
Una voce fuori campo seguita da un assolo di basso ripeteva come un mantra due parole: “Detective Sagrin!, Detective Sagrin”.
Applausi scroscianti.
Il caso rappresentato in scena era di un professore scomparso misteriosamente, rapito da una setta di satanisti invasati.
Il professore era stato rapito in quanto ritenuto l’incarnazione dell’Anticristo, il messia venuto a salvare la ristretta cerchia dei fedeli.
Per le due ore successive l’attore che interpretava Sagrin si destreggiò tra scontri ad arma da fuoco, combattimenti di arti marziali.
Gli effetti sonori erano di altissimo livello, e accompagnavano le continue sparatorie che permettevano a Sagrin di sgominare le orde di satanisti che sciamavano sul palco.
Lo spettacolo era musicato dal vivo da un’orchestra celata sotto il palco, che contribuiva a dare un sentore epico all’intreccio.
Ma la trama lasciava anche spazio al romanticismo.
Il pubblico non poteva resistere a questo miscuglio ben calibrato di generi.
Sagrin, liberato il professore dalla perfida organizzazione, indugiava ora con una donna avvenente, non senza qualche iperbole nella trama.
Il Detective sul palco fissava la donna con sguardo da cascamorto.
<<Non pianga, signora. Io sono il figlio del coraggio, il mio corpo è un’arma letale.
La mia mente uno scrigno prezioso. Sono qui per servirla.>>
<<Sagrin, in questo momento ho paura. Ho paura di darle il mio cuore perché temo finirebbe in carta straccia. Si prenda cura di me, le affido la mia felicità.>>
Bacio appassionato, il pubblico in delirio.
Lo spettacolo era terminato, e gli attori allineati sul palco facevano il bagno nel fiume di applausi del pubblico.
Si disposero in cerchio per accogliere sul palco Artemio.
Cappello a cilindro, mantello lungo e papillon bianco, sicuramente Artemio aveva preso alla lettera l’idea della teatralità per scegliere il suo abito di scena.
Il pubblico lo accolse con una gioia incontenibile.
<<Signore e signori, grazie per aver partecipato alla prima di Illusioni Italiane. Uno spettacolo fortemente voluto dalla Rai e ideato da me, con il supporto dei migliori professionisti del panorama creativo della nostra penisola. Questa sera è stato solo l’inizio di un viaggio meraviglioso. Ma voglio premiare la vostra passione e partecipazione con un annuncio importante, che mi emoziona profondamente.
Oltre a seguire le avventure del Detective Sagrin, Illusioni Italiane ospiterà una puntata speciale dedicata a me, il vostro Artemio.
Mi avete conosciuto come presentatore, ma è giusto che conosciate la mia storia, il mio passato, l’Artemio fuori dal personaggio televisivo. Un trauma ha segnato la mia famiglia, mio padre e la mia vita. Vi aspetto sempre qui, a ILLUSIONI ITALIANE.>>
Il pubblico si agitò ancora di più, smanioso di compensare le fragilità di Artemio con un’ondata di affetto ancora più forte.
Come se il battito delle mani potesse cancellare il male e le storture di una vita.
Spiaggiato come un cetaceo sulla riva, il vero Detective Sagrin guardava esterrefatto la televisione dal divano dello studio.
La canottiera madida di sudore, una sigaretta appoggiata sul labbro afflosciato.
Le mutande in seta, un tempo il suo cavallo di battaglia, sembravano ora un catalogo di macchie di dubbia provenienza.
Sagrin delirava dalla rabbia, sproloquiando in un monologo a fiume:
<<Cornuto di un Artemio! Quel pagliaccio sarei io?>> sbraitò il detective, fuori di se.<<Dovevo lasciarti a marcire alle Vallette! Venditore di fumo, ammaestratore di scimmie! Il professore universitario me lo ricordo bene, altro che setta satanica.
Quel dritto era scappato con la segretaria a farsela bene in un hotel a Sanremo.
L’avevo portato a casa dalla moglie, e garantito, avrebbe preferito finire in galera.>>
Sagrin prese un modellino Lancia e lo scagliò con tutta la sua forza contro il muro, riducendolo in un ammasso accartocciato.
Osservò con enorme pena il risultato del suo gesto, e tornò ad accasciarsi sul divano.
Dopo il discorso di Artemio calò finalmente il sipario mentre il pubblico continuava a furoreggiare.
Tutti gli spettatori, tranne uno.
Un occhio attento avrebbe potuto scorgere un uomo nel pubblico irrigidirsi, il viso contrarsi in una smorfia.
Barba lunga e incolta a incorniciare un viso ossuto.
Vestiti apparentemente eleganti ma logori, allo stremo.
Un uomo di mezz’età, una mezz’età raggiunta con sofferenza e non di certo tra gli agi.
Restò qualche minuto immobile, e quando gli applausi si spensero gradualmente si sfilò velocemente dal suo posto, affrettandosi verso l’uscita.
Uscito dal Regio aveva camminato qualche minuto fino a raggiungere i Giardini Reali, e lì si era seduto a pensare, disturbato solo da qualche piccione sonnacchioso.
Gli era evidente che se Artemio avesse davvero fatto la serata speciale dedicata al suo passato, nulla sarebbe stato più come prima.
Ogni parola pronunciata da Artemio sul palco, ogni aneddoto sulla famiglia, ogni fotografia proiettata sugli schermi avrebbe potuto far emergere connessioni pericolose, nomi dimenticati, transazioni sepolte.
Il passato dato in pasto al pubblico in diretta sarebbe stato divorato e inevitabilmente avrebbe sollevato tante domande e curiosità morbosa.
Non era più al sicuro, tutta la sua vita degli ultimi anni, se vita si poteva chiamare, sarebbe stata travolta, e si sarebbe trovato di nuovo a zero.
Era tempo di agire. Doveva terrorizzare Artemio al punto da indurlo a cancellare lo spettacolo, e possibilmente convincerlo a ritirarsi definitivamente a vita privata.
Raggiunse il supermercato più vicino e fece una scorta scrupolosa di alimenti facilmente conservabili.
Spazzolino da denti, dentifricio, carta igienica. Una torcia elettrica. Una coperta.
E con quel piccolo bottino riposto in un anonimo sacco nero tornò verso il Teatro Regio.
Di fronte al teatro regnava un caos senza precedenti, e la sicurezza appariva allentata, troppo presa dall’euforia generale.
Attese nascosto dietro un cassonetto, per poi sgusciare dietro a una Maschera guadagnando l’entrata.
L’adrenalina lo rendeva più efficiente. In un battito di ciglia localizzò una scala di sicurezza non presidiata, che portava nei sotterranei.
Non accese la luce ma utilizzò la torcia per esplorare lo spazio fino a individuare un incavo in un muro.
Si accucciò e si concentrò sul respiro, lasciando che il battito cardiaco tornasse regolare.
Nella penombra dei sotterranei si sentiva in pericolo, come se ci fossero fantasmi o mostri in agguato nel buio.
La verità è che i mostri erano là fuori, in bella vista sul palco, illuminati dal chiarore artificiale delle luci di scena.




