25. La sfida
In cui Manlio scopre che scrivere bene non basta
Compagni/e di avventura,
eccoci all’ultimo episodio prima della pausa estiva. Non vi abbandono per pigrizia, sia chiaro: è che anche Manlio ha diritto a una pausa, d’altro canto sta scrivendo il grande romanzo italiano, mica una robetta qualsiasi. Ci ritroveremo a inizio settembre, per nuove e mirabolanti avventure in salsa sagrin. Buona estate e buona lettura,
Alberto
Quella notte Manlio non aveva dormito. Aveva trascorso ore interminabili a girarsi in testa l’idea del gettone d’oro. Si sentiva preso in giro, ma una vocina dentro di lui gli diceva di abbassare le barriere difensive, di fidarsi per una volta del prossimo e, per dirla alla Greco, prepararsi a spiccare il volo. Si alzò con calma, i suoi compagni d’avventura erano già confluiti nella sala refettorio. Raggiunse la mensa e davanti ai suoi occhi si parò un assortimento di pentoloni, grandi mestoli di legno e inservienti dal grembiule bianco.
Curioso di scoprire che brodaglia mi propinano. Sperando che non risalga ai tempi dei monaci. Non vorrei trascorrere tutto il campus sul cesso.
Sbrigò la faccenda velocemente, ingollando una tazza di latte caldo, coperto da quella pellicola cremosa che si forma quando si scalda troppo. Completò il tutto con una tazza di caffè annacquato. Decise che quella sarebbe stata una giornata decisiva. Non c’era margine per sagrin di sorta. Stava per alzarsi quando sentì una conversazione concitata dall’altra parte della sala. A quanto pare Greco stava parlando con qualcuno al cellulare, ed era piuttosto arrabbiato. Manlio origliò la conversazione incuriosito.
«Ti ho detto che devi fare come dico io, hai capito? Non me ne frega niente delle tue scuse, non ti pago per sentire scuse. Trovami un’ospitata alla svelta, prima serata. E oltre ai soldi devono comprare almeno cento copie. Spilorci di merda.»
Greco chiuse la telefonata di colpo e si girò, sorprendendo Manlio a guardarlo. Manlio vide il volto rabbioso trasfigurarsi in un attimo, inondato da un sorriso affettato. Corrispose il sorriso con scarsa convinzione, poi si alzò e uscì, raggiungendo i compagni al centro del prato. Si mise di fianco a una signora dall’aria triste, dall’aspetto appassito. Si sentì in dovere di fare due chiacchiere.
«Anche lei aspirante scrittrice? Che bella opportunità questo Campus, non è vero?»
La signora rispose flebilmente.
«Sì beh, convengo con lei. Sì, mi diletto con la poesia. Ma non si dia pena di leggerle, sono piuttosto carenti. Che in fondo è la ragione per cui sono qui. Lei invece cosa scrive?»
Manlio si sentì preso alla sprovvista.
«Io? Ecco, io..sono un romanziere. Ma sono proprio all’inizio del mio libro.»
«Magnifico! Quante pagine ha già scritto? 400? 500?»
Manlio mentì automaticamente, senza quasi pensarci.
«Quasi, grossomodo.»
«Allora il gettone d’oro sembra fatto apposta per lei. Si affretti, oggi in mensa dicevano che ne resta solo uno. Non vorrà rimanere senza.»
Il gettone d’oro, Cristo santo. Per un attimo me ne ero dimenticato. Basta, mi tappo il naso e lo compro. Mica devo essere il più ricco del cimitero.
«Grazie signora, me ne stavo dimenticando.»
Manlio si congedò e accennò un passo di corsa fino a tornare in mensa.
Si rivolse alle inservienti, chiedendo di acquistare il gettone.
«Sono 200 euro, grazie.»
Consegnò la somma, con un enorme peso sul cuore.
Le giornate scorsero con una velocità impressionante, tante erano le attività che Greco aveva programmato.
I partecipanti si dilettarono con una corsa con i sacchi a rotta di collo, perché il successo è una corsa a ostacoli.
Testarono la fiducia nel prossimo lasciandosi cadere tra le braccia dei compagni a occhi chiusi, perché non si raggiunge il successo da soli, ma solo con una squadra di supporto.
E infine, il pezzo forte, camminarono sui carboni ardenti, con una coreografia musicale ad accompagnare il tutto. Manlio si sentiva bruciato da testa a piedi, e stanco come mai prima d’ora. In questo tour de force si era persino dimenticato di fumare, cosa che ora lo faceva sentire nervoso come una scimmia. Era esausto, ma non era finita. Dopo una cena mesta, li aspettava il momento del gettone d’oro.
Tutti i partecipanti avevano sborsato quella somma illogica per accedere all’incontro individuale con Greco, quindi sarebbe stata una serata piuttosto lunga, ad attendere il proprio turno.
Manlio attese fino alle 23:30: gli era stato assegnato l’ultimo turno.
Greco lo attendeva in una stanza piuttosto piccola, che doveva essere stata la cella di un monaco in precedenza.
Manlio entrò tenendo in mano il suo foglio, l’unico racconto scritto fino ad ora.
Greco lo accolse sorridendo e gli fece cenno di sedersi.
Poi prese parola.
«Caro Manlio, l’ho osservata attentamente in questi giorni. E ho notato che anche lei ha osservato me, con un certo sospetto. C’è qualcosa in lei che non riesco ad inquadrare. Mi ricorda un iceberg. Lascia intravedere solo una piccola parte di lei, mentre tutto il resto resta sotto la superficie dell’acqua.»
Manlio si sentì lusingato.
«Un iceberg? Mi hanno chiamato in tanti modi, spesso poco gentili, ma mai prima d’ora mi hanno paragonato a un iceberg. Grazie, credo.»
«Forza, caro mio, arriviamo al motivo del nostro incontro. Il suo manoscritto, me lo consegni, così lo scorriamo insieme.»
«Professore, in realtà io sono uno scrittore in erba. Ho scritto solo un racconto per adesso.»
Greco lo guardò con aria incerta, ma in un attimo ripristinò il suo sorriso amabile.
«Nessun problema Manlio, la qualità spesso non va a braccetto con la lunghezza. Mi basta una pagina per capire la direzione del racconto. Ora le chiedo un attimo di silenzio, voglio leggere con attenzione.»
Come già accaduto con Lucia, Manlio aspettava fremente.
«Le dispiace se fumo? Non amo le attese.»
«Faccia pure. Come si dice, ognuno sceglie il suo veleno.»
Incassato il via libera, Manlio si accese una sigaretta, gustandola con particolare piacere. Qualche minuto dopo, Greco era pronto per il verdetto.
«Magnifico Manlio, assolutamente magnifico.»
Manlio non credeva alle sue orecchie. Finalmente era giunto il momento che aspettava da tempo.
«Davvero, ma vuole che le dica di più? Che le racconti qualcosa sui retroscena, su come ho costruito il racconto?»
«No davvero, non è necessario. Le dicevo, magnifico, peccato..»
Quella parola colpì Manlio come uno schiaffo.
«Peccato? In che senso peccato?»
Greco scoppiò in una risata incontrollabile, che si accese e spense con una rapidità inconsueta.
«Manlio, lei mi fa tenerezza. Lei è totalmente a digiuno delle dinamiche del settore editoriale. Non sa niente di niente. Questo è il suo problema. Quello che scrive potrebbe anche funzionare, ma se lo scrivessi io. Non lei. Perché sa qual è la differenza tra me e lei?»
«No»
«Che io sono uno scrittore affermato. Lei un signor nessuno.»
«Ma per diventare conosciuto dovrò pur scrivere, no? Non si nasce famosi.»
«Sì e no, Manlio, sì e no. Vede, per diventare uno scrittore di successo deve avere una rete sociale alle spalle. Ecco il motivo dei giochi che abbiamo fatto, rinforzavano il senso di squadra. Deve diventare un personaggio. Deve andare alle ospitate in televisione. Deve essere ovunque, ovunque. Poi potrà anche scrivere una fesseria, e la sua aura sociale la renderà bellissima, mi creda. Si iscriva al Rotary, al Lions Club, al Gruppo Scout, a qualsiasi associazione di suo gusto. Ma deve entrare nella mappa sociale. Altrimenti si dimentichi di essere uno scrittore. Potrà essere un emerito sconosciuto, il migliore scrittore del mondo, e morire ignorato.»
Manlio era ammutolito. Perché una parte di lui sapeva che Greco aveva ragione.
Si era sbagliato sul suo conto, non era un truffatore, era un cinico, un ingranaggio oliato del sistema. E non sapeva scegliere cosa fosse più doloroso.
«Manlio, mi dispiace aver distrutto la sua favoletta, ma lo faccio per il suo bene. C’è qualcosa in lei che mi ispira simpatia, ho preferito darle un calcio in culo, mi passi il termine, prima che sia il mondo a darglielo. E ancora una cosa. Curi il suo aspetto. I colori sono il segreto, deve trasmettere positività, energia. La saluto, la nostra ora purtroppo volge al termine.»
Manlio annuì con il capo e uscì senza proferire parola. Il pullman riportò i partecipanti in Corso Ferrucci. Si erano create delle piccole amicizie nel gruppo, e il congedo fu piuttosto festoso. Manlio si allontanò senza salutare nessuno, sprofondato nei suoi pensieri, nei suoi dolori.





"«Sono 200 euro, grazie.»
Consegnò la somma, con un enorme peso sul cuore." Solo Manlio poteva pagare duecento euro per farsi dire "Plebeo" da uno come greco, o meglio, non solo Manlio perché ci sono altri scrittori in erba insieme a lui, ma poverino, si va a cacciare in certe situazioni! Voglio essere positiva, a settembre le cose inizieranno a cambiare e Manlio troverà la sua fortuna.
Caro Manlio, ti aspettiamo a settembre! ❤️