23. La vergogna
In cui Manlio cerca approvazione
Cari tutti,
questa settimana si parla di vergogna. A tal proposito vi confesso, con una certa vergogna, che in origine avrei voluto scrivere di un personaggio cool come James Bond, intelligente come MacGyver, dinamico come Indiana Jones. Alla fine mi sono arreso a Manlio.
Buona lettura, Alberto
Manlio era al settimo cielo. Non solo aveva scritto il suo primo racconto, ma, cosa ben più difficile, aveva in mente l’ossatura del libro. Non voleva scrivere uno di quei libri che le persone comprano per sentirsi intelligenti, per poi non leggere mai. Voleva scrivere qualcosa di importante. Un’opera che quando finisci ti lascia diverso.
Il Cetaceo sarà epico. Non ho ancora bene chiaro come, ma il suo segreto sarà la struttura. Intricata, complicata come un cubo di Rubik. Ti fa incazzare, ma se riesci a risolverlo... Tanti racconti tutti diversi, a ognuno corrisponde una parte del corpo del cetaceo. Le viscere, la testa. Vecchio mio, allora non sei buono solo a menare le mani.
Camminava verso la libreria tenendo in mano un foglio A4 con stampato il primo racconto, prodotto dopo una giornata di smanettamento furioso sul suo nuovo Intel Pentium IV. Un traguardo, anche quello: padroneggiare la tecnologia, stampare delle parole da un computer. Pura stregoneria moderna. Varcò la soglia della libreria Parole al Vento e vide Lucia che sistemava una pila di libri pesanti. Non faticava granché, d’altronde aveva spalle forti, mani robuste. Manlio si fermò. Lucia indossava un vestito a fiori, estivo, leggermente scollato. I capelli raccolti in una treccia. Quarant’anni forse, forse di più. Bella, con quella bellezza solida che a Manlio piaceva. Restò lì impalato, foglio in mano, a guardarla. Lucia alzò lo sguardo e lo riconobbe. Sorrise impercettibilmente.
«Manlio! Che piacere vederti. Cosa ti porta qui?»
Manlio, visibilmente in apnea dalla tensione, trovò ugualmente la forza di spiaccicare due parole.
«Ciao. Sì, ecco, io... avevo scritto una cosa.»
Tirò su il foglio che teneva in mano, che sembrava ora una pallina di carta, umida di sudore. Lucia aveva un’espressione sorpresa, lo guardava come se cercasse di decifrare un mistero.
«In che senso, Manlio? Che cosa hai scritto? Una multa? Forse ho violato qualche regola di buon vicinato con la libreria?»
Manlio era viola in volto.
Diamine, sta andando tutto a rotoli. Sono un ex detective, non una scolaretta timorosa. Tira fuori gli attributi.
Si schiarì la voce ed emise una sorta di ruggito.
«No, no. Ho scritto. Un racconto. Il libro di Greco, quello che mi hai consigliato... mi ha dato l’idea.»
Tese la mano per porgerle il foglio. Lucia sorrise, sinceramente contenta.
«Ma questo è magnifico! Ad averne di clienti come te. Hai letto un libro e hai saltato la barricata, diventando scrittore.»
«Si beh, non esageriamo. Più che altro un modo per ingannare il tempo.»
«Dai raccontami di cosa parla, anzi no, dammi qualche minuto per leggerlo. La libreria è tranquilla a quest’ora, e poi ho bisogno di un momento di pausa.»
Prese il foglio e andò a sedersi dietro al bancone.
Passarono venti minuti, un tempo che a Manlio sembrò un’eternità. In quel lasso di tempo Lucia non emise un suono. Nessuna reazione. Manlio si tormentava: stava leggendo davvero o fingeva per gentilezza? Forse aveva capito subito che il suo racconto era imbarazzante e ora cercava le parole giuste per dirglielo. Si guardò le mani. Tremavano. Le nascose in tasca, poi le tirò fuori. Nella vetrina della libreria vide il suo riflesso: un uomo vecchio, sudato, con i pochi capelli rimasti appiccicati alla testa, che aspettava il verdetto su due paginette scritte al computer. Per un secondo si vide come probabilmente lo vedeva Lucia. Un ex detective che gioca a fare lo scrittore. Ridicolo.
No. Il racconto è buono. Deve esserlo.
Finalmente Lucia si alzò e raggiunse Manlio. Manlio la guardò, cercando di celare l’apprensione che sentiva dentro sé.
«Allora Lucia, cosa ne pensi?»
La donna lo guardava con espressione incerta, quasi risentita. O almeno questa era la percezione di Manlio.
«È un racconto gradevole, sì. Davvero piacevole.»
Queste parole colpirono Manlio come un treno in corsa.
«Gradevole? Piacevole?»
Manlio sentì il sangue ribollire.
«Lucia, non... gradevole non significa niente. Piacevole? Le cose sono stupende o orribili, non piacevoli.»
Si interruppe. Lei lo guardava.
«No, aspetta, il sistema. Ogni organo del cetaceo è un genere. Il corpo, le budella, il grasso.»
«Manlio.»
«Ho capito che ci tieni. Ma non ho capito cosa vuoi dirmi.»
Manlio prese il foglio dalle sue mani.
«Sì. Certo. Greco capirebbe.»
Si girò verso l’uscita.
«Manlio, aspetta.»
Si fermò, mano sulla maniglia.
«Raccontami la storia. Quella che avevi in mente. Come se la spiegassi a un bambino.»
Manlio si voltò.
«Un paese. Vicino a Torino, forse. C’è un sindaco che... fa una balena. No, un palazzetto dello sport. A forma di balena. Pieno di gente che salta. E c’è una puzza indicibile. La bambina sente la puzza e il padre... lui nega, ma poi...»
Si interruppe.
«Non importa. È tutto nel racconto.»
Lucia lo guardava con gentilezza, ma anche con qualcosa che sembrava pietà.
«Dal racconto non si capisce dove vuoi arrivare. Sembra che manchi qualcosa.»
«Perché deve essere così. Non può essere altrimenti. La verità non è un elenco della spesa. È un tesoro nascosto in una grotta. Greco capirà. Lui sa.»
«Tieni.» Lucia gli tese un volantino. «C’è un campus per scrittori, in montagna. Non so se fa per te, ma Greco ci sarà.»
«Manlio...»
Ma lui era già uscito.
Camminò veloce per Via Po. Il cuore batteva forte. Le mani tremavano. Accese una sigaretta. Arrivò a casa sudato fradicio. Salì le scale, entrò nello studio. Indossò il kimono blu e guardò le tre lavagne appoggiate al muro. Le aveva comprate al Gran Balon giorni prima, per pochi spiccioli. Lavagne da scuola elementare, sostituite dall’introduzione dei computer. Le aveva appese a martellate, un po’ storte. Prese un gesso e iniziò a disegnare.
Il cetaceo. Grande, al centro della lavagna. Poi le parti: IL CORPO - REALISMO. LE BUDELLA - SANGUE. IL CUORE - ROMANTICO.
Cancellava, riscriveva. Frecce che collegavano tutto. Si toccò il naso, sporcandolo di gesso. Accese un’altra sigaretta. Contò i tiri: quindici. Sempre quindici, numero fortunato.
LE VISCERE - NOIR. IL GRASSO SOTTOCUTANEO - STORIE CHE NON ENTRANO.
Disegnava, fumava, cancellava. La polvere bianca si accumulava sul pavimento. Dopo un’ora si fermò. Esausto. Le tre lavagne erano piene di schemi, cancellature, collegamenti. Il cetaceo anatomico completo davanti a lui. Quasi completo.
LA MANDIBOLA era ancora vuota. Non sapeva cosa scriverci.
Si sedette sulla sedia. Le mani ancora sporche di gesso. Tirò fuori dalla tasca del kimono il volantino.
Campus per aspiranti scrittori. Usseglio, Piemonte. Quattro giorni di creatività senza filtri. Scopri la tua voce interiore, il tuo primo bestseller è dietro l’angolo. Con la straordinaria partecipazione del Prof.Dott.Greco.
Usseglio. Quattro giorni in montagna con Greco. Guardò le lavagne. Il sistema c’era, ma mancava qualcosa. LA MANDIBOLA. E forse altro che non riusciva a vedere. Greco glielo avrebbe detto. Appese il volantino sulla cornice della lavagna con una puntina. Sabato. Doveva solo resistere fino a sabato. Guardò di nuovo le lavagne. Gli schemi, le frecce, le cancellature. Un osservatore esterno avrebbe visto un pazzo. Lui vedeva l’unica cosa che aveva senso. Si alzò, andò alla finestra. Via Della Rocca era vuota, i negozi chiudevano. Da qualche parte là fuori Lucia stava pensando a lui. Forse con pena. Forse con preoccupazione. Si voltò verso le lavagne. Il cetaceo lo guardava dal centro della stanza, incompiuto. La mandibola vuota. Tornò alla sedia. Accese una sigaretta.
Quindici tiri. Sempre quindici.





La prossima puntata tutti a Usseglio!
Quindici ossessivi tiri. Mi piace.