20. Il Sagrin
In cui Manlio compra il futuro
Detective Sagrin era ambientato in una Torino fuori dal tempo. Ma il tempo passa anche nelle storie fuori dal tempo. Ci ritroviamo con un Manlio all’alba del nuovo millennio, un po’ invecchiato, ma con una voglia improvvisa di prendere la vita per il collo. Buona lettura, e grazie di essere parte di questa avventura.
Alberto.
Manlio aveva visto il millennio scomparire nello specchietto retrovisore della sua Fiat Marea, accartocciandosi fino a diventare un grumo di ricordi mal digeriti e aspettative ammaccate. Il Millenium Bug si era rivelato poco più di un singhiozzo, e i primi giorni del secolo nuovo avevano un sentore di nostalgia e novità. Manlio aveva aperto il cuore al cambiamento, era estatico. Al diavolo la franchezza del suo amico Pellegrino, le sue speranze erano radicate dentro di lui: sarebbe diventato uno scrittore. E non uno qualsiasi, il migliore scrittore che avesse mai calcato il suolo italico. D’altronde la promessa del nuovo millennio era la possibilità di avere carta bianca, ripensarsi, ma soprattutto vivere nel futuro. Sì, perché la tecnologia era entrata prepotentemente in tutte le case, e Manlio l’aveva accolta con una foga inaudita. Non aveva nessuna intenzione di trasformarsi in un rudere ambulante, voleva essere un pioniere, a dispetto dell’età anagrafica. Forte di questa determinazione si alzò dalla scrivania dello studio, dove sedeva in mutandoni e canottiera, e raggiunse l’armadio. All’interno un campionario sorprendente di uniformi militari in tutte le sfumature del beige, che aveva indossato con orgoglio per molti anni. Ma ora quel tempo era finito. Capitolo chiuso, almeno per adesso. Non avrebbe più indossato divise, ora era un intellettuale. La sua arma sarebbe stata la penna. Avrebbe comprato dei vestiti più adatti. Intanto indossò laconicamente un golf blu con pantaloni beige, la morte della fantasia. Ma con un twist: dall’armadio tirò fuori un cappello basco nero. Lo girò e rigirò in mano, interrogandosi sulla provenienza. Poi si ricordò di una festa di carnevale in caserma, dove l’aveva indossato per strappare una risata, con ottimi risultati.
Tutti i grandi scrittori hanno un cappello importante.
Se lo aggiustò sulla testa alla benemeglio. Aprì il portafoglio: vuoto. Ma per un giorno simile il portafoglio doveva essere stracolmo di denaro. Uscì in volata dallo studio verso la filiale della Banca Sanpaolo IMI più vicina. Entrò con il cappello ben piantato in testa, maltrattando la porta d’ingresso con la sua stazza. Il cassiere allo sportello lo guardò come si guarda una foca equilibrista al circo.
«Salve, mi fornisce gentilmente le sue generalità?»
«Buongiorno, il mio nome è Manlio, cognome… Baleno.»
Il cassiere abbozzò un sorriso.
«Davvero un cognome piacevole. Baleno, come… sarò da lei in un baleno!»
«No, più come la versione sgrammaticata del cetaceo. Alle elementari i miei compagni mi hanno fatto passare una vita d’inferno per questo cognome. Non aiutava che fossi un po’ forte di costituzione. Ossa grosse, diceva mia madre. Per fortuna poi mi sono asciugato crescendo.»
Manlio si accarezzò la pancia, trattenendo il respiro.
«Ad ogni modo, vorrei prelevare un bel po’ di denaro contante. Le scrivo la cifra sul foglio, non vorrei ci fosse qualche ficcanaso in ascolto.»
Manlio si guardò intorno per vedere se qualcuno stesse origliando, ma c’era solo una vecchina che si rigirava in bocca la dentiera come se fosse una caramella, canticchiando una litania indistinta. Il cassiere contò le banconote e le consegnò a Manlio, una busta stracolma, che l’ex-detective infilò rapidamente nella tasca dei pantaloni.
«Grazie, la saluto.»
«Arrivederla, signor Baleno.» disse il cassiere, con un sorrisetto mal celato.
Manlio salì in macchina e sgommò via fino a raggiungere via Tirreno, poco distante dall’Ospedale Mauriziano. Parcheggiò l’auto e si voltò a guardare la sua destinazione. Un neon traballante incorniciava il nome del negozio: Queen Computers.
Entrò nel negozio. Scaffali metallici stracolmi di scatole con loghi sgargianti. Monitor catodici accesi che mostravano screensaver psichedelici. L’odore di plastica nuova e polvere di polistirolo. Il futuro aveva un odore sintetico.
Un commesso che sembrava uno spauracchio lo accolse, masticando una gomma.
«’Sera. Forse ha sbagliato negozio. Qui vendiamo computer. Personal Computer. PC. Non so se mi spiego.»
Manlio sentì il sangue dentro di lui trasformarsi in veleno di vipera. Pensò al piacere che avrebbe provato nello strozzare quel bamboccio con le sue manone - che non erano da scrittore, per dirla alla Padre Pellegrino - ma si trattenne, congratulandosi con se stesso per il magnifico autocontrollo.
«Esatto, sono qui per questa ragione. Voglio un computer, nuovo, nuovissimo. Il più potente. E un telefono cellulare. E voglio navigare sul World Wide Web.»
Il commesso scoppiò a ridere a crepapelle, sputacchiando un pulviscolo di saliva nell’aria. Manlio lo afferrò per il bavero piantandogli il muso a un centimetro. Lo fissò in silenzio, e poi mollò la presa.
Il commesso sbiancò terrorizzato, bofonchiando qualche parola sconclusionata: «no sa, ridevo, si dice internet, solo per quella ragione, comunque mi segua, troviamo tutto, il meglio per lei.»
Nell’arco di mezz’ora una catasta impressionante di scatole di cartone stracolme di tecnologia si ammonticchiò in prossimità della cassa. Manlio appoggiò il malloppo di banconote sul bancone, poi si diresse alla Fiat Marea, seguito dal commesso che con un carrellino cigolante trasportava i suoi acquisti.
«Arrivederla, signore. Vedrà che non è difficile montare tutto. Ci vuole solo un po’ di pazienza ma lei mi sembra… determinato.»
«La saluto, giovane.» esclamò Manlio, accendendosi una sigaretta.
Mancava solo una tappa per concludere la sua giornata.
Pochi isolati dopo, Manlio si fermò davanti alla libreria Parole al Vento. Si sentiva fuori dal suo habitat, tutti quei libri lo intimidivano.
Se voglio diventare uno scrittore, le librerie devono essere la mia seconda casa.
Entrò calcandosi il basco sulla testa, quasi come se cercasse di nascondersi.
La libraia si mosse verso di lui sorridendo. Manlio si sentì avvampare.
Diamine, che schianto di donna.
La squadrò da sotto il basco. Alta, piena, bella nel modo in cui sono belle le cose fatte per durare.
Una vera matrona romana. Per questa donna potrei fare follie.
La libraia prese parola.
«Come posso aiutarla? Cerca qualcosa per i suoi nipoti?»
Manlio sprofondò di mezzo metro nel pavimento.
«No aspetti, ma che dico, lei è… lei è il Detective Sagrin! Sono una sua grande ammiratrice, non mi sono persa neanche una rappresentazione al Teatro Regio. Grandioso, uno spettacolo mozzafiato. Io sono Lucia, comunque.»
*Manlio la sbirciò da sotto il basco, poi trovò il coraggio di parlare.
«Guardi che si sbaglia, io sono Manlio, solo Manlio. E sono qui perché sto cercando un libro per… un amico. Vuole imparare a scrivere.»
Lucia sorrise affabile, divertita dalla presenza di quell’uomo bizzarro.
«Va bene, signor Manlio. Ho in mente un titolo che può fare al caso suo. Un libro brillante, divertente. Piuttosto originale, aggiungerei.»
«Perfetto, lo compro.»
Tirò fuori una banconota spiegazzata e la posò goffamente nelle mani di Lucia.
«Dritto al punto, un uomo risoluto. Ci sono persone che ci mettono un giorno intero per scegliere un libro, lei no.»
Manlio annuì, mentre si sentiva le guance avvampare.
«Arrivederla, gentile Lucia.»
«Arrivederci, Detective Sagrin! Questo è il biglietto della libreria, c’è il mio numero di telefono sopra. Se vuole parlare di libri… sa dove trovarmi.» disse Lucia, facendogli l’occhiolino.
«Come le dicevo io non sono… va bè, non importa.»
Manlio uscì dalla libreria senza voltarsi, con le gambe tremanti e il cuore in gola. Posò il sacchetto del libro sul sedile del passeggero.
Diamine, diamine. Che tripudio di donna. Non ho neanche letto il titolo del libro che ho comprato.
Tornato nello studio, Manlio sospirò.
Il futuro è oggi. Non pensavo che avrei vissuto fino a vedere il World Wide Web. I telefoni tascabili. I computer. Non voglio perdermi neanche un istante del nuovo millennio.
Le scatole intorno a lui formavano una Stonehenge di cartone, riempiendo completamente gli spazi angusti dello studio.
Finalmente Manlio estrasse il libro dal sacchetto. Lo osservò. Scoppiò a ridere.
Prof. Dott. Antonio Greco - Da zero a Kafka: diventa uno scrittore in 7 giorni. Che cialtronata mi ha rifilato Lucia. Ma se avesse ragione lei? Una settimana per cambiare vita. Per lasciarmi alle spalle la ruggine di questi anni spesi per strada, come un manifesto strappato a metà. Per essere la versione migliore di me stesso. Ho bisogno di crederci.
Si guardò per un attimo allo specchio, scrutando il cranio pelato. Poi lo coprì rapidamente con il basco, come a scacciare un pensiero sgradito.





