Ep.19 Epilogo
Dove tutto è ancora da scrivere
Cari tutti,
oggi è un giorno particolare. Con questo episodio si chiude l’arco narrativo del Detective Sagrin: due stagioni, un sacco di guai, e una Torino percorsa in lungo e in largo con la Fiat Marea. Tira aria di malinconia, è vero. Ma non è ancora il momento dei saluti. Dopo tanto lavoro dietro le quinte, posso finalmente dirvi che l’universo di Sagrin si espanderà verso direzioni nuove e sperimentali. Ma lascio la parola al protagonista.
Appuntamento a lunedì 11 maggio. Vi aspetto, e grazie!
Alberto
Erano trascorsi sei mesi dal confronto tra il detective Sagrin e Ludovico al cimitero. Sullo spettacolo Illusioni Italiane orchestrato da Artemio era sceso definitivamente il sipario. Un trionfo senza precedenti che aveva permesso ad Artemio di entrare nel Pantheon dei protagonisti della cultura. Un riconoscimento che Artemio aveva accolto, per poi annunciare il suo ritiro definitivo dal mondo dello spettacolo. Aveva sorpreso i giornalisti con una miscela irresistibile di egocentrismo e lucidità: «Quando raggiungi l’apice del successo vale la pena fermarsi, guardare il panorama. E ritirarsi prima di rischiare di trasformarsi in un mediocre.»
In quanto a Sagrin, la stampa l’aveva fatto a pezzi.
Sagrin aveva dichiarato di non essere stato in grado di capire chi fosse il sabotatore, e aveva lasciato il caso nelle mani della polizia locale. Un gesto nobile per proteggere Falco, anche se in cuor suo non era sicuro che quell’ex critico si meritasse davvero una seconda possibilità. Per ciò che concerneva i rapporti tesi con l’opinione pubblica, Sagrin se ne infischiava, come sempre.
Ludovico si era ricongiunto con la sua amata Petunia, e avevano trascorso gli ultimi mesi a tubare come due colombe. Artemio passava le giornate a discorrere con il padre, con la foga di chi vuole recuperare il tempo perduto.
La Duchessa aveva finalmente trovato un appartamento tutto per lei, lontano dai fasti di una volta ma decoroso e piuttosto accogliente.
Falco era scomparso definitivamente, e in cuor suo Sagrin pensava anche, felicemente.
E ora si trovavano tutti insieme, Falco escluso, per la prima volta, seduti a tavola a casa di Ludovico, per un pranzo che profumava di commiato. Si era aggiunto alla combriccola anche Padre Pellegrino, che non rifiutava mai un pranzo in compagnia.
Ludovico e Petunia avevano preparato una tavola semplice ma traboccante di leccornie, tutte tipicamente piemontesi. L’aria era carica di emozioni, e la felicità si mescolava alla tristezza, restituendo un sapore agrodolce all’incontro. In cuor loro tutti sapevano di essersi incontrati quasi per caso, e forse, che il loro tempo insieme era destinato a finire.
Sagrin era affamato come un lupo, e non vedeva l’ora di darsi da fare. Pertanto tagliò corto con i convenevoli e si sedette a tavola, si riempì un calice traboccante di vino e tirò fuori il suo taccuino degli schizzi. Infine si accese una sigaretta, che aspirava avidamente guardando in tralice gli altri invitati, intimandoli silenziosamente a sedersi e mangiare. A uno a uno i partecipanti si sedettero e iniziarono a gustare le pietanze. Si sentiva un gran rimestare di posate e piatti, ma le parole faticavano a uscire. Padre Pellegrino ruppe il ghiaccio.
«Allora Ludovico, ho sentito dire che lei è un appassionato di arte. Sta preparando qualcosa di nuovo?»
Ludovico si fermò per un attimo, si guardò intorno e infine rispose.
«Ho una certa età… anche la mente fa fatica. Ma le dico questo, Padre: a dire il vero ho in mente un nuovo progetto. Si intitolerà Arte dell’Ingombro. Sono delle scatole molto grandi, riempite completamente di oggetti. Il pubblico sarà invitato a inserire un gettone d’oro nella scatola. Il gettone andrà a saturare completamente lo spazio, facendo esplodere la scatola. Un po’ come la proverbiale mentina a fine pasto, quando si ha mangiato davvero troppo.»
Sagrin rise sguaiatamente, poi si ricompose vedendo la gravità con cui lo guardava Ludovico.
«Si beh, magari è un’idea un po’ bizzarra, ma ho deciso di proporla al MoMA di New York. Ho fatto abbastanza gavetta nella mia vita, voglio puntare in alto.»
Artemio si inserì nel discorso.
«Bravo papà, d’altronde in America dicono… Sky is the limit. E non si sbagliano.»
Padre Pellegrino sorrise ad Artemio, di cui apprezzava l’esuberante vitalità. E poi si rivolse a lui.
«Artemio, tu che programmi hai per il futuro? Sembra che la buona sorte ti faccia sempre compagnia nelle tue avventure.»
«Buona domanda, Padre. Dopo la parentesi nel mondo dello spettacolo, senza dimenticare quella nell’occulto con la nostra Duchessa, ho voglia di creare qualcosa di mio. Di essere il capo di me stesso, finalmente. Nello specifico, voglio diventare un imprenditore.»
«Una bella impresa, Artemio, con i tempi di crisi che corrono» disse Pellegrino.
«La crisi è la scusa preferita dei falliti, Padre. Il mondo è una tela da dipingere. Voglio vendere prodotti per la casa, ma con un sistema tutto nuovo. Una grande rete di venditori che si aiutano, si sostengono a vicenda, e costruiscono insieme una sorta di piramide. In America questo sistema va alla grande.»
«Va in Egitto, Artemio?» disse Sagrin, troppo intento a disegnare, bere e fumare per star dietro ai discorsi.
«Sì Sagrin, a dorso di cammello» rispose ridacchiando Artemio, consapevole che Sagrin non lo stesse minimamente ascoltando.
Pellegrino riprese parola.
«Petunia, e lei che programmi ha?»
«Gentile da parte sua chiedermelo, Padre. Ma vede, io sono una casalinga e una moglie devota. Mi occuperò dei due amori della mia vita, Ludovico e Artemio, come sempre.»
Pellegrino le sorrise amabilmente.
Duchessa intervenne nel discorso.
«Padre, le tolgo l’incombenza di finire il giro di tavola. Per quanto mi riguarda, presto vi saluterò, mi trasferisco definitivamente da Torino.»
Sagrin alzò gli occhi dal taccuino, improvvisamente attento.
«Vedete, a quanto pare il mio dono è diventato noto, e così mi hanno contattato da una grande società per fare previsioni di borsa. Mi trasferisco a Milano, lavorerò a Piazza Affari. Fare il bene dopo un po’ è noioso, ora ho voglia di divertirmi, e soprattutto guadagnare.»
Sagrin si alzò facendo cadere la sedia fragorosamente, per poi infilare una sequenza impressionante di bestemmie, sotto lo sguardo perplesso di Pellegrino che mimò un segno della croce con poca convinzione.
«Duchessa, quindi vai all’estero? Milano? Tu sei completamente pazza. Quello è un posto diabolico. L’inferno in confronto è una barzelletta. La terra dei ladri in giacca e cravatta.»
«Suvvia Sagrin, in treno è un attimo. Ti aspetto per una bella scampagnata al Duomo.»
Sagrin borbottò parole di sdegno, per poi sprofondare di nuovo nel taccuino.
La Duchessa si rivolse a Pellegrino.
«E lei, Padre?»
«Io mi dedicherò a una nuova sfida. Ai margini della città di notte ci sono dei tornei di corse clandestine con macchine truccate. Pare che alcune utilizzino anche delle bombole di gas per andare più veloce.»
«Davvero nobile, Padre, prendersi cura di situazioni così difficili e pericolose» rispose la Duchessa.
«No Duchessa, la velocità non è mai peccato. Voglio andare a vedere con i miei occhi queste auto così potenti. Il futuro è oggi.»
Il pranzo intanto volgeva al termine, e i commensali boccheggiavano sulla sedia, certamente sfamati e altrettanto appesantiti. Solo Sagrin sembrava particolarmente attivo, con il taccuino che veniva investito da un flusso continuo di segni di matita.
Artemio lo guardò con affetto, e poi parlò.
«Allora caro detective, è il tuo turno. Raccontaci che forma vuoi dare alla tua vita.»
Sagrin alzò lo sguardo e vide che l’intera tavolata si era fatta silenziosa, in attesa di una risposta.
«Beh, Artemio, non è semplice risponderti. Vedi, io sono diventato detective non per amore della giustizia. Non ho sentito nessuna chiamata. Un lavoro come un altro, a cui mi sono dedicato con diligenza e relativa passione. E con indiscutibile talento, aggiungerei. Ma forse la partita è chiusa. Non mi è mai interessato essere visto come un genio investigativo, la sfida era con me stesso. Risolvere enigmi sempre più intricati. E dopo tanti anni è una sfida che non mi appassiona più. Vincere diventa noioso. Forse è tempo di essere mediocre in qualcosa che mi piace davvero, piuttosto che essere fenomenale in qualcosa che non mi interessa.
Sai Artemio, a volte mi sento come se avessi sempre parlato la lingua della vita, senza però conoscere l’alfabeto.»
Artemio lo guardò sorpreso.
«Non ti seguo, cosa vuoi dire?»
«Non saprei, però suona davvero bene come frase.»
Duchessa si rivolse al detective.
«Ma Manlio, se non farai più il detective, cosa farai? Mica il pensionato?»
«Piano Duchessa, non ho detto che sono sicuro di volermi ritirare, ci sto solo pensando. Ma sento di dover tentare una nuova sfida. La scrittura. Voglio diventare uno scrittore. Voglio scrivere il grande romanzo italiano. Quello che resterà per sempre.»
Padre Pellegrino sentì che era il momento di intervenire.
«Manlio, mostrami le mani per favore.»
Sagrin, seppur sorpreso, seguì la richiesta dell’amico, mostrando le mani ai commensali.
«Ecco vedi, Manlio, quelle non sono mani da scrittore. Sono mani vissute, la vita tu la vivi in presa diretta, non la scrivi. Mani rosse, gonfie, piene di lividi. Con tutto il rispetto amico mio, non riesco a immaginarti. Ciononostante, segui l’istinto.»
Sagrin lo osservò con fare pensoso, poi tornò a disegnare, come se niente fosse.
Petunia si schiarì la voce e poi parlò.
«Detective, mi tolga una curiosità: che cosa ha disegnato per tutto questo tempo?»
Sagrin rise divertito.
«Voi, ho disegnato tutti voi. Messi insieme siete una bella banda di criminali, ci state bene nel mio taccuino.»
La tavolata esplose in una risata.
Pian piano gli ospiti si ritirarono, salutandosi calorosamente.
Sagrin tornò lentamente alla sua fidata Fiat Marea, mise in moto e cominciò a guidare per le vie della città.
Il pomeriggio era terso, il sole splendeva.
Sagrin si sentiva pronto per un nuovo capitolo della sua vita, ancora tutto da scrivere.
FINE




Anche le avventure migliori finiscono. Complimenti!